SANTA MARIA DELLE GRAZIE
Fu costruita nel 1463 racchiudendo una cappella preesistente. Fu Guiniforte Solari a dirigere i lavori che terminarono all’incirca nel 1490. Due anni dopo fu aggiunta la splendida tribuna, attribuita forse erroneamente al Bramante, dove Ludovico il Moro fece seppellire la moglie Beatrice d’Este. Sempre a Bramante si attribuisce il portale marmoreo. Adiacente ad esso c’era una monastero domenicano, sede dell’Inquisizione milanese. Dopo un secolo dalla sua demolizione, risalente al 1778, furono eseguiti laboriosi interventi di restauro diretti da Luca Beltrami.
Diversi gli spunti di interesse: la parte absidale sull’odierna via Caradosso è costituita dalla già citata tribuna, la cui complessa architettura di solidi sovrapposti è sormontata dal tiburio a sedici lati. Dalla tribuna si arriva al chiostrino porticato che dà accesso alla Sagrestia vecchia, sorta nel 1499 e restaurata nel 1982. Il vero motivo della fama mondiale della basilica è legato essenzialmente al Cenacolo Vinciano, dove Leonardo da Vinci raffigurò tra il 1495 e il 1497 quell’Ultima Cena che rappresenta una delle opere pittoriche più radicate nell’immaginario collettivo. Costruita in prolungamento prospettico rispetto al Cenacolo, la scena raffigura Cristo mentre svela agli Apostoli che uno di loro lo tradirà. La conservazione del dipinto ha da sempre creato grossi problemi, specialmente a causa della tecnica usata da Leonardo, più vicina a quella della pittura su tela che a quella dell’affresco, maggiormente resistente agli agenti atmosferici e, soprattutto, al tempo.
Si racconta che, nel 1500, il genero di un fornaio, ispirandosi alla cupola bramantesca della basilica, suggerì alla moglie che impastava di fare un dolce ripieno di canditi che avesse quella forma. Fu così che nacque il panettone, il più tipico dei dolci milanesi.